Una campagna per costringere Claudio Lotito a vendere la Lazio: ora la Procura di Roma vuole vederci chiaro.
Come riportato da Repubblica, è scattata l'inchiesta con perquisizioni ai vertici della Banca del Fucino e al giornalista e faccendiere Luigi Bisignani.
L'obiettivo è capire se dietro la lunga offensiva contro il patron biancoceleste ci sia stata una "regia unitaria" e, scrivono i magistrati l'aggiunto Giuseppe Cascini e i pm Lucia Lotti e Lorenzo del Giudice, individuare gli eventuali "mandanti". L'indagine è per manipolazione del mercato, essendo la Lazio una società quotata in borsa.
I carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci, su disposizione della Procura di Roma, cercano telefoni, computer, chat, mail e documenti di Mauro Masi, presidente dell’istituto, Francesco Maiolini, amministratore della banca, e il giornalista e faccendiere Luigi Bisignani, collaboratore del quotidiano Il Tempo.
Dopo l'inchiesta sugli striscioni "Lotito libera la Lazio", sulle telefonate minatorie o sui posto contro il presidente biancoceleste le indagini si sono spostate quando dai dispositivi già sequestrati ai coindagati è emerso, secondo il decreto, che alcune delle "attività di denigrazione e di diffusione attraverso social network" sarebbero state "in tutto o in parte finanziate" proprio da Maiolini, riporta Repubblica.
I carabinieri hanno dunque cominciato a ricostruire una sequenza e in particolare si sono concentrati su alcuni scritti apparsi sul Tempo che seguono "il medesimo filone" delle precedenti pubblicazioni apparse su canali di minore rilievo.
In particolare, in un articolo di Bisignani del 31 maggio 2026, viene rilanciata quella che la Procura considera una falsa notizia, ovvero l'esistenza di una fantomatica offerta da JP Morgan da 450 milioni di euro per acquistare la Lazio.
Un altro particolare, evidenzia Repubblica, attira l'attenzione degli investigatori: nello stesso articolo a Lotito viene suggerito di rivolgersi a uomini della finanza per aprire un nuovo corso nella gestione della società e tra quelli indicati ci sono "Masi e Maiolini della Banca del Fucino".
A seguito di un'iniziativa editoriale curata da Bisignani tra il 12 giugno e il 2 luglio sul Tempo ("Laziale alza la voce"), i carabinieri incrociano le pubblicazioni con i tabulati telefonici e trovano contatti "non occasionali" negli ultimi due anni tra Maiolini e Bisignani, alcuni contatti tra Masi e Bisignani e una serie di telefonate e "insistiti tentativi di chiamata" tra Masolini e Bisignani a ridosso della preparazione e della pubblicazioni degli articoli.
Un altro episodio considerato, i due articoli pubblicati da Stefano Greco su Millenovecento il 9 e il 10 giugno con titoli eloquenti ("Gli ultimi giorni dell'era Lotito!" e "Habemus Papam! Anzi, due..."): secondo la Procura, riferisce Repubblica, veniva lanciata "l'ennesima falsa notizia" dell'imminente cessione della società biancoceleste.
Gli investigatori vogliono fare luce su questa trama di rapporti, perché l'ipotesi della Procura - evidenzia Repubblica - è che da giugno 2024 sia stata alimentata una campagna basata sulla diffusione di notizie false: Lotito pronto a cedere il pacchetto di controllo della Lazio, le sue società in stato di decozione (talmente in crisi da non poter più sostenere i pagamenti verso i debitori), fino all’accusa di voler deliberatamente portare la squadra in una serie inferiore per incassare il cosiddetto paracadute da 35 milioni di euro.
Essendo la Lazio una società quotata in Borsa, per i magistrati le informazioni erano concretamente idonee a provocare "una sensibile alterazione del prezzo delle azioni": da qui l'ipotesi di manipolazione del mercato contestata in concorso agli indagati.
Poi c'è l'altra parte dell'inchiesta, ovvero la pressione esercitata su Lotito affinché lasciasse la Lazio. Le prime denunce del presidente biancoceleste sono datate 30 giugno 2025, raccontava di essere da circa un anno bersaglio di una campagna volta a danneggiare la sua reputazione a costringerlo a vendere.
Striscioni apparsi anche davanti alla Camera e vicino agli uffici di Forza Italia, post, mail, adesivi sotto casa e telefonate a ogni ora. Il 17 luglio 2026 Lotito denunciò di aver ricevuto una chiamata da parte di un uomo con accento romano con minacce di morte qualora non avesse lasciato il club, a cui avrebbero fatto seguito telefonate dello stesso tenore nei mesi successivi.
Contemporaneamente, sui social e su Millenovecento continuavano a circolare notizie su presunti compratori per la Lazio: prima un gruppo estero, poi un fondo qatariota fino alla presunta offerta da 450 milioni di JP Morgan comparsa sul Tempo.
I magistrati cercano un punto di congiunzione, perché se è vero che la partecipazione di Masi, Maiolini e Bisignani alle manifestazioni pubbliche dei tifosi contro la Lazio è "ovviamente legittima" - come si legge nel decreto -, quello che interessa alla Procura è cosa accade dietro, dunque i rapporti tra i protagonisti, il finanziamento emerso dalle precedenti acquisizioni, la circolazione delle stesse notizie e la coincidenza tra telefonate e pubblicazioni.
Le perquisizioni sono scattate perché i magistrati vogliono trovare conversazioni, messaggi ed e-mail capaci di confermare o smentire il quadro costruito finora. E soprattutto rispondere alla domanda che ormai attraversa l’intera indagine: se dietro azioni diverse, compiute da persone diverse e attraverso strumenti diversi, ci fosse qualcuno a tirare le fila, riferisce Repubblica.
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