Un ricordo di San Siro direttamente nelle case degli abbonati. Tra le varie ipotesi al vaglio per accompagnare la futura demolizione parziale di San Siro c’è infatti quella di vendere o cedere i vecchi seggiolini agli abbonati dell’ultima stagione disputata nell’impianto, consentendo loro di conservare una parte fisica dello stadio come ricordo.

È quanto emerge dai documenti ufficiali relativi al progetto consultati dal sito specializzato Calcio e Finanza, che entrano nel dettaglio anche delle modalità con cui potrebbe essere strutturata l’iniziativa. 

L’operazione dovrebbe svolgersi prima delle delle demolizioni strutturali, attraverso giornate dedicate e controllate, con prenotazione preventiva, ingressi organizzati per settori, supervisione del personale, smontaggio assistito o controllato e consegna tracciata delle sedute. Allo stato attuale è ancora da decidere se i seggiolini saranno effettivamente venduti oppure ceduti gratuitamente. La documentazione parla infatti ancora di una possibilità in fase di studio. Esiste però già una prima simulazione: su una capienza indicativa di 75.817 sedute, viene ipotizzato il recupero dell’80%, pari a 60.654 seggiolini. Considerando un peso medio di circa 4,5 chilogrammi di plastica per ciascuna seduta, l’operazione permetterebbe di evitare che circa 273 tonnellate di plastica entrino nel flusso dei rifiuti, si legge su Calcio e Finanza.

La cessione dei seggiolini rappresenterebbe soltanto il primo passaggio di un cantiere molto più articolato. I documenti definiscono infatti la demolizione del Meazza come un intervento di elevata complessità tecnica, ambientale e logistica, anche perché i lavori inizieranno quando il nuovo stadio sarà già entrato in funzione e dovranno quindi convivere con l’arrivo e l’uscita dei tifosi durante gli eventi.

L’obiettivo è impostare una demolizione controllata, puntando contemporaneamente a limitare polveri, rumore e vibrazioni, recuperare la maggiore quantità possibile di materiali e ridurre il numero di camion necessari per trasportare all’esterno le macerie.

Prima di intervenire sulle strutture vere e proprie è previsto lo strip-out, cioè la rimozione selettiva di tutto ciò che può essere smontato separatamente. Tra le componenti indicate figurano impianti di climatizzazione, sistemi elettrici, reti dati, antincendio, impianti idrico-sanitari e apparecchiature frigorifere, dalle quali dovranno essere recuperati preventivamente i gas refrigeranti.

Successivamente partirà la demolizione vera e propria. La sequenza individuata nei documenti prevede:

  • installazione del cantiere;
  • strip-out degli elementi edilizi e impiantistici;
  • demolizione del primo anello;
  • demolizione del secondo anello;
  • demolizione del terzo anello;
  • rimozione delle travi in calcestruzzo, che saranno abbassate e demolite a terra;
  • rimozione delle travi in acciaio, anch’esse lavorate successivamente a terra;
  • frantumazione mediante escavatori;
  • successivo trattamento attraverso impianto;
  • ripristino finale dell’area.

Per l’insieme di queste attività viene indicata una durata di circa 18 mesi.