Petar Sucic dovrà attendere ancora un po' prima di rimettere piede in campo: lo farà soltanto domani sera, sabato, nella partita di Nations League tra la Repubblica Ceca e la sua Croazia.
Non vede l'ora, il centrocampista dell'Inter. Come è normale che sia. Specialmente se si considera che il campo, a Milano, lo ha sì visto e calpestato ma meno rispetto a quanto si sarebbe atteso durante l'avvicinamento alla nuova stagione.
Per Sucic doveva essere l'annata della consacrazione dopo quella d'esordio: discreta, buona, non buonissima. Da 6, insomma. Con qualche lampo come il goal alla Fiorentina o il super contributo nella semifinale di ritorno di Coppa Italia col Como.
Almeno fino a questo momento, invece, non è stato così. Tanto che proprio lui è uno dei maggiori punti interrogativi dell'avvio di stagione nerazzurro.
Che la nuova annata sarebbe stata complicata per Sucic, non si era capito sin da subito. Perché sì, l'ex Dinamo Zagabria era andato in panchina nella gara d'esordio contro il Monza, ma il suo ingresso in campo era stato positivo. Compresa la partecipazione al 3-1 di Esposito.
E invece, le promesse iniziali non si sono tradotte in qualcosa di davvero concreto. Sucic ha giocato due volte di fila dall'inizio dopo quella partita, ma senza entusiasmare: a Cagliari ha strappato la sufficienza, male invece contro il Napoli, quando Chivu lo ha tolto dopo 45 minuti per inserire Curtis Jones al suo posto.
Proprio Inter-Napoli del 5 settembre rimane l'ultima presenza dal primo minuto di Sucic, che da lì ne ha collezionate altre due ma da subentrato: la prima a Madrid, la seconda a Roma. Con in mezzo pure una panchina di 90 minuti, contro l'Udinese.
In mezzo al campo, almeno considerando i tre al centro, Chivu ha delle gerarchie chiare per due posti su tre: Nicolò Barella è il titolare sul centro-destra, Hakan Calhanoglu l'uomo guida davanti alla difesa.
Il vero ballottaggio è sul centro-sinistra. Ovvero la zona in cui agisce proprio Sucic. Solo che, appunto, il giovane croato non è l'unico ad ambire una maglia da titolare accanto a Barella e Calhanoglu. E in questo momento non è nemmeno il preferito di Chivu.
L'allenatore interista considera Piotr Zielinski la prima scelta. E sempre più spazio se l'è guadagnato Curtis Jones, titolare contro Real Madrid e Roma quando il polacco si è spostato in mezzo per rimpiazzare l'infortunato Calhanoglu.
In rosa c'è anche il "vecchio" Henrikh Mkhitaryan: l'armeno sembrava sul punto di ritirarsi al termine della scorsa stagione, ma ha poi prolungato con l'Inter per altri 12 mesi e fa parte a tutti gli effetti delle rotazioni. Contro l'Udinese, la partita in cui Sucic è rimasto in panchina, è toccato a lui.
Tra i centrocampisti dell'Inter, Sucic è uno di quelli che hanno accumulato meno minuti (recuperi esclusi) nelle prime sei partite stagionali. Meno di Barella e Zielinski, ma meno anche di Jones.
212 sono i minuti collezionati dal croato, poco più di due partite intere. Barella, per dire, è già a quota 510. Mentre Zielinski è a 382 e l'ultimo arrivato Jones è a 242. In fondo alla classifica ci sono Stankovic e Mkhitaryan, il primo ancora un po' acerbo e il secondo uomo spogliatoio da inserire in certe occasioni.
La teorica stranezza è che Sucic ha giocato più di un intoccabile come Calhanoglu (197 minuti). Ma è una stranezza solo per modo di dire: il turco ha già saltato due partite per infortunio, ovvero l'ultima con la Roma e quella precedente con l'Udinese.
Anche per questo Sucic attendeva con ansia la sosta per le Nazionali: perché in Croazia viene visto con occhi diversi rispetto a Milano.
Petar è reduce da un Mondiale giocato interamente o quasi da titolare: tre volte su quattro è rimasto in campo per tutti i 90 minuti, solo contro Panama è entrato dalla panchina nel finale.
Sucic troverà ampio spazio anche nelle quattro partite di Nations League in programma nei prossimi giorni, la prima in Repubblica Ceca. E proverà a farsi notare da Chivu e dall'Inter. Con la speranza di risalire gerarchie che, oggi, lo vedono piuttosto attardato.
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