Incombe ancora lo spettro del commissariamento sulla FIGC. "Il possesso di un valido tesseramento deve essere un requisito per la candidabilità ed eleggibilità e la Figc non ha concretamente applicato i principi fondamentali, violati": così il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, che ieri ha portato in Giunta la relazione di Ugo Taucer, il procuratore generale dello Sport, sul mancato tesseramento di Giovanni Malagò, con un documento di due pagine che ripercorre le tappe della vicenda. Le criticità sono due: la mancata armonia dello Statuto FIGC rispetto ai principi del Coni e la vidimazione della candidatura di Malagò.

"Il Coni, che è un ente pubblico, è ora tenuto a effettuare gli opportuni approfondimenti giuridici", la conclusione di Buonfiglio. "Ho ritenuto legittimo dare la parola al presidente Malagò che ha esposto il suo punto di vista". Malagò, presente in quanto membro Cio, ha cercato brevemente di spiegare tutto alla Giunta, insistendo in particolare sull’unicità dei requisiti di candidabilità della Federcalcio, la sola federazione a pretendere l’accredito di una delle componenti come garanzia di appartenenza al mondo del calcio. Un elemento che - affiancato all’ambiguità dell’art. 29 comma 1, quello che chiede di essere "in regola con il tesseramento" - sembrava compensare l’appartenenza data da una tessera.

La Giunta valuterà a breve (un paio di settimane?) se la violazione di cui parla Taucer sussista e se sia pesante al punto da rientrare tra le "accertate gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi" che permettono al Coni di procedere con il commissariamento. "Non abbiamo fretta, perseguiamo la certezza del diritto - ha detto Buonfiglio -. Sicuramente non sarò io a fare gli accertamenti, ci affideremo a giuristi di chiara fama".

Sullo sfondo, la regia politica più volte accennata da Malagò - che prima del tesseramento ha vissuto la questione inesistente del divieto di pantouflage -, a cui ha fatto riferimento da Salonicco l’ex presidente Gabriele Gravina: "È assurdo anche solo pensare al commissariamento, ci vuole più rispetto per la Figc".

Alla finestra, il governo e soprattutto Andrea Abodi, che non ha mai nascosto di ritenere necessario un commissario per ripartire davvero: un passo falso di Buonfiglio esporrebbe il Coni a un rischio che in Giunta nessuno vuole correre. Al contempo, non mancano i perplessi per una vicenda che rischia di segnare una vittoria della politica.

"Intravedo una evidenziazione del malfunzionamento", "In un mondo in cui si sta un po’ allentando il rispetto per le regole, lo sport sta tenendo ancora duro. E quando parliamo degli esempi ai nostri giovani poi dobbiamo essere coerenti", "Come ha reagito Malagò alle mie parole in Giunta? Quando sono stato commissariato io... anzi no, meglio dire quando subisci qualche cosa ma ti senti a posto, è chiaro che sei arrabbiato", "Quanto è dannoso tutto questo per la Figc? È un’altra goccia che si aggiunge a qualche altra goccia", alcune delle dichiarazioni di Buonfiglio riportate da La Gazzetta dello Sport.