La Roma e la Nazionale, due storie fatte di emozioni intense di aspettative più o meno attese e anche di legami che si sono rotti, ricuciti e che hanno formato ricordi che restano nel tempo. Nicolò Zaniolo nell'intervista concessa in esclusiva a Calciomercato e Goal è tornato a ripercorrere il suo passato in giallorosso e i sogni azzurri che continua a coltivare. Le scelte passate, anche quelle che non rifarebbe, lo hanno finora formato, il sogno più vivo resta invece quello di un Mondiale da giocare in Azzurro, priorità assoluta della sua ancora viva carriera.
L'infortunio che stai affrontando e curando ti ha costretto a lasciare il ritiro della Nazionale. Che clima hai trovato nel gruppo di Coverciano? Come vedi questo nuovo percorso azzurro?
"La Nazionale per tutti i calciatori italiani deve essere un obiettivo e un sogno costante, perché quando vesti la maglia azzurra rappresenti una nazione intera. In quei pochi giorni in cui sono stato lì, ho percepito subito questa voglia di far bene, di rinascere, di riportare l'Italia dove merita. Il CT Mancini ha saputo dare subito un'impronta e sono fiducioso che questo nuovo corso porterà grandi soddisfazioni. Per me e per il futuro so che la maglia azzurra è un privilegio e va meritata, il campo è il miglior giudice".
Hai un rimpianto per non esserci stato a Zenica e di conseguenza all'ultimo Mondiale?
"Più che un rimpianto personale, è il rimpianto di tutti gli italiani. Non importa chi ci fosse in campo, l'importante era andarci e non ci siamo riusciti. Ora ci rimbocchiamo le maniche: tra quattro anni ci sarà un'altra occasione. È iniziato un nuovo ciclo e speriamo sia la volta buona per riportare l'Italia sul palcoscenico che le spetta"
Che obiettivi ti sei dato per il futuro e con l'Udinese?
"Mi pongo sempre obiettivi a breve termine. Adesso voglio solo tornare in campo e competere ai miei livelli con l'Udinese. Il sogno più grande rimane partecipare a un Mondiale con l'Italia. Con il club l'obiettivo è eguagliare o superare i 50 punti dell'anno scorso. Se possiamo dire Europa? Dobbiamo essere umili. Ti dico che è certo che vorremmo vincere lo scudetto, ma non siamo gli unici... La squadra è forte, possiamo fare grandi cose, ma ci sono tante formazioni attrezzate, serve realismo"
Il tuo ruolo a Udine, ma anche in Nazionale sta cambiando ed è cambiato molto nel tempo. Un "dieci prestato all'attacco" può essere una definizione corretta per descriverti oggi?
"Ho fatto veramente tanti ruoli nella mia carriera: sono partito da mezzala, da braccetto di centrocampo, per poi spostarmi a destra alla Roma. Gli infortuni mi hanno un po' tolto l'esplosività che avevo nel fare tutta la fascia e mi hanno spostato più dentro al campo. Penso che il trequartista sia il mio abito perfetto: io devo vedere la porta davanti a me, non averla alle spalle. Posso tirare da fuori, servire assist ai compagni, sono tutte mie caratteristiche"
Hai citato la Roma. Tornassi indietro, c'è qualcosa che cambieresti nelle scelte fatte o più in generale nell'esperienza in giallorosso?
"La mia parentesi in giallorosso è stata una delle più importanti e di maggior insegnamento della mia vita. Mi porto dentro grandi gioie – la vittoria della Conference League, l'esordio al Bernabéu, il primo gol in Serie A col Sassuolo – ma anche delusioni. A Roma ho lasciato tanti amici, mia moglie è di Roma, il mio primo figlio è nato lì... stiamo persino pensando di tornarci a vivere quando finirà la mia carriera. Forse tante cose non le rifarei, ma senza quegli errori e senza infortuni così gravi come quelli al crociato, oggi non sarei la persona e l'atleta che sono. Mi hanno insegnato a curare il fisico, l'alimentazione e la prevenzione. Oggi non vado in campo senza aver fatto prevenzione. Mi è dispiaciuto chiudere il rapporto in maniera un po' brusca con l'ambiente, che tuttora tifo e supporto"
La Roma ora sta provando a sognare in grande con Gasperini, che hai avuto all'Atalanta. Che ricordo hai di lui? Si può dire la parola Scudetto?
"Gasperini è un allenatore incredibile. Riesce a tirar fuori il 120% da ogni giocatore, ti fa volare fisicamente e mentalmente. All'Atalanta io venivo da un problema al quinto metatarso e non potevo soddisfare a pieno le sue richieste, ma ho avuto l'onore di essere allenato da un visionario come lui. Ovunque va lascia il segno, e la Roma quest'anno sta volando. Potranno sicuramente dire la loro per lo Scudetto".
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